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“Come siamo stati uniti nella professione della fede, così manteniamoci uniti nel suffragio e nell’intercessione” (Don Alberione)

TUTTO È GRAZIA E DONO
(Testimonianza di Anna M.un anno prima...)

Da più di due anni convivo con una malattia molto seria e oggi più che mai mi trovo spesso a dire al mio Signore: «ti lodo e ti benedico per il dono della vita che mi regali ogni giorno». Tutto è cominciato una mattina del mese di aprile del 2000. L'anno giubilare voleva lasciare un bel «segno» in me. Ero a messa quando mi son sentita come svenire per la grande debolezza. Il medico di famiglia, sentiti i sintomi, ha subito richiesto tutti gli accertamenti clinici. La diagnosi è stata terribile: leucemia mieloide acuta... Anche se continuamente ripetevo: «Signore voglio fare la tua volontà», mi sentivo come strappare la vita. È stato un colpo duro. Così è cominciato il mio calvario che ho cercato di accettare, giorno dopo giorno, e continuo ad accettare, pur nella fatica, con disponibilità al volere di Dio. Quante volte mi sono tornate in mente le parole di Giobbe:
«II Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore! Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare il male»? Sono stata ricoverata al Careggi, a Firenze, in una cameretta asettica a tre letti. In quella piccola camera ho condiviso la stessa esperienza di dolore con altre due malate. Ogni giorno il cappellano dell'ospedale mi portava la S. Comunione. Era il momento più atteso della giornata. Il mio Signore veniva a vivere il mio dolore con me e mi portava la sua forza e il suo amore. Le altre due malate, vedendo me, dopo qualche giorno hanno chiesto anche loro di poter ricevere Gesù.
In breve quella cameretta era diventata una piccola chiesa e noi una piccola comunità di preghiera. Insieme pregavamo lodi, vespri e, quando avevamo fiato, cantavamo qualche canto liturgico. Quando sono tornata a casa dopo 75 giorni di degenza, tutto mi appariva diverso: natura, persone, le più piccole cose... Vedevo la realtà che mi circondava con occhi nuovi: la vita mi appariva in tutta la sua bellezza come un dono straordinario del Signore. Godevo delle più piccole cose.

I giorni passavano lenti, ero costretta a stare in casa per tutelarmi dalle più piccole infezioni che il mio fisico debilitato e con scarsissime difese non avrebbe potuto sopportare. Piano piano le forze sono, sufficientemente, tornate e son riuscita a partecipare qualche volta ai nostri ritiri mensili e anche al corso di esercizi. Non nascondo che li ho vissuti con spirito diverso: la gioia di appartenere all'Istituto e alla nostra grande Famiglia Paolina era tutta nuova. In seguito ci sono stati altri ricoveri, con altre esperienze di dolore e di morte. Più volte ho visto morire le mie compagne di camera. Mi sentivo impotente di fronte alla malattia che ci consumava.

Pregavo tanto per quelle malate che erano lontane dal Signore. La mia consolazione era poter testimoniare che l'amore del Signore era più forte della malattia e della stessa morte. La sera, prima di dormire, pregavo per tutte noi, per le nostre famiglie, chiedevo fede e forza per tutti. Ricordo la consolazione che ho provato una mattina quando una delle mie compagne mi ha chiesto se potevo scriverle il Padre Nostro, l'Ave Maria e il Gloria, perché non li ricordava più. Quando li ha avuti tra le mani tutta contenta mi detto: «mi hai riportato al tempo della mia gioventù». Tante sono le esperienze che ho vissuto in questi due anni: sofferenze fisiche e interiori. Una delle cose che mi ha pesato di più è stato quando non potevo uscire di casa e quindi il dover rinunciare alla Messa, all'adorazione, ad incontrar persone. La casa, inizialmente mi era diventata stretta stretta, un po' come una prigione. Lentamente ho poi scoperto che era il mio santuario. Il mio Signore era sempre con me. C'erano poi le sorelle del gruppo che mi sono state sempre tanto vicine. In questi due anni di dolore mi hanno sostenuta con la loro preghiera e il loro affetto, sia durante i lunghi mesi di ricovero, sia nei lunghi tempi di isolamento a casa con la loro presenza e con il telefono che era il nostro contatto quotidiano.
Non mi sono sentita sola. Mi sono sempre sentita unita a tutto l'Istituto e alla Famiglia Paolina e ho offerto tutto, come ho potuto, per la santificazione di tutti. Questa esperienza di dolore mi ha davvero cambiata. Ringrazio il Signore, oggi mi è più facile vedere tutto alla sua luce. Stretta al cuore della Vergine continuo il mio cammino e con lei voglio ripetere ogni giorno: «Eccomi, si compia in me tutta e solo la tua volontà». Sono certa che Lei mi aiuterà a viverla con generosità e anche con gioia. Con lei offro tutte le sofferenze fisiche e interiori per l'Istituto, le vocazioni, la nostra santificazione e il mondo intero. In un'immaginetta del Fondatore leggiamo: «Sempre avanti nella gioia». Questa frase mi è stata di grande aiuto e consolazione. Voglio andare avanti nella gioia.

Anna Maria

 

ANNA MARIA MAZZONI

All'alba dell' 11 febbraio 2003, festa della Madonna di Lourdes, Anna Maria concludeva, dopo tre anni di malattia, il suo «viaggio di prova che si chiama vita».

L'Immacolata che lei ha tanto amato e tante volte ha venerato a Lourdes, nei numerosi pellegrinaggi organizzati dall'Istituto, è venuta a prenderla. Martedì 12 nella Collegiata di sant'Andrea in Empoli, ci sono stati i funerali. La chiesa era gremita di gente. Le campane suonavano a festa e sembravano annunciare un evento di gioia più che un lutto. Normalmente questo non succede e molti non capivano, eppure dovrebbe essere proprio così poiché lasciare questa vita terrena ed entrare nell'intimo della Famiglia Divina non è un dolore, è una gioia. La S. Messa, presieduta dal parroco monsignor Giovanni Cavini e concelebrata dal nostro superiore don Antonio Castelli e da don Benito Marconcini, è stata un momento di intensa preghiera. Il parroco, parlando di Anna Maria ha tracciato, forse a sua insaputa, la vera immagine dell'Annunziatina: una donna consacrata a Dio che vive nel mondo senza essere del mondo, donna dell'azione e della contemplazione.

Ha ricordato l'intensa vita spirituale di Anna Maria fondata sulla preghiera, sull'Eucaristia e sulla Parola di Dio accolta con gioia e calata nel quotidiano. Ha ripercorso i lunghi anni del suo lavoro in farmacia, vissuti a contatto con tante persone alle quali trasmetteva pace e serenità. Ha sottolineato il suo grande amore ai sacerdoti fatto prima di tutto di preghiera, di presenza discreta, di consigli, di aiuti concreti e generosi. E infine ha esplicitamente parlato della sua totale consacrazione a Dio nel nostro Istituto vissuta con entusiasmo e gioia. Ha concluso definendo Anna Maria una donna guidata dallo Spirito, un angelo che avremo sempre accanto. Noi, che la conosciamo bene, sappiamo quanto sono vere queste parole. La testimonianza della sua malattia, di cui lei ci ha fatto dono nella circolare del novembre scorso, ci ha aiutato a scoprire, ancor meglio, la ricchezza interiore di questa nostra sorella. Questa testimonianza, che don Antonio, ha letto dopo l'omelia ha davvero commosso tutti. Anna Maria è stata una sorella carissima, di esempio per tutte. Innamorata del suo Signore, felice della sua consacrazione, si è veramente offerta «con tutto il cuore all'Istituto» che ha amato molto. Ha avuto sempre a cuore le vocazioni per le quali offriva tutto, specialmente le sofferenze della malattia. Profondamente unita a Maria, non teneva per sé la ricchezza che viene dall'unione intima con La Vergine Madre, faceva di tutto perché altri ne scoprissero la presenza materna e consolatrice.

La sua casa era un cenacolo dove ogni settimana accoglieva un buon numero di persone per pregare il rosario e questo anche durante la malattia, finché le fu possibile. II suo sorriso, la pace e la gioia interiore che trasmetteva ogni volta che la si incontrava non si dimenticano e credo siano il ricordo più vivo che abbiamo di lei. Parlando al telefono con una sorella del gruppo qualche sera fa dicevo: «Sai, non riesco a soffrire per la mancanza di Anna Maria, ora più che mai la sento vicina, mi ritrovo spesso a parlare con lei, a pregare insieme a lei» e la sorella mi confessava che viveva la stessa esperienza, anzi che aveva già beneficiato della sua intercessione. «È proprio così, Anna Maria, ora che il Padre ti ha chiamata a sé, gli ideali che abbiamo condiviso, le gioie e le sofferenze più che mai li condividiamo. La preghiera per le vocazioni che tante volte ci ha unite, ora sarà fatta insieme, sempre, ogni giorno e in modo speciale il primo sabato del mese in unione a tutte le sorelle dell'Istituto. Questa grande preghiera per le vocazioni te l'affidiamo in modo speciale. Grazie, Anna Maria, per quanto ci hai donato, grazie!»

A. M. Gustinelli - Gruppo di Firenze

 

 

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