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FERNANDA ANNUNZIATINA

 


“Sia fatta la tua volontà, come viene fatta in cielo, così sia fatta in terra; come la fanno gli Angeli, così vogliamo farla noi. E siccome la cosa più dura da accettarsi è la morte, allora il massimo atto di amore a Dio consiste nell’accettazione di essa”.

( Don Alberione MCS)

 

IN MEMORIA DI UNA SIGNIFICATIVA FIGURA PAOLINA

di BENITO SPOLETINI

 

"Un segno della presenza di Dio fra noi" Fernanda Maria Da Costa Simões, Annunziatina portoghese della prima ora, merita di essere fatta conoscere a trent’anni dalla sua morte per l’eccezionale spirito paolino e per lo zelo con il quale si è impegnata nel nostro apostolato. NELL´ANNO della beatificazione del padre Alberione, é un dovere ricordare Fernanda Maria Da Costa Simões, annunziatina portoghese, morta il 28 gennaio 1973. Il padre Damaso Zanoni, allora Superiore generale della Società San Paolo, scrisse di lei: "Fernanda è uno di quei segni che confermano la presenza di Dio tra noi.... Dal cielo intercede per tutte le vocazioni paoline e per il buon sviluppo delle Annunziatine". La ricordiamo a trent’anni dal suo ritorno alla Casa del Padre. Fernanda Maria, Annunziatina portoghese. Un incontro non casuale Un giorno di settembre 1964, due suore Figlie di san Paolo, sbarcavano a Ponta Delgata, capitale dell’isola di San Miguel, per realizzarvi la diffusione del messaggio cristiano con libri e altri stampati di indole cristiana. Sulle orme della loro Superiora generale, la Venerabile Tecla Merlo (1884-1964), esse si propongono di "prestare i piedi al Vangelo", diffondendolo con i mezzi della comunicazione.

L’isola scelta appartiene al gruppo delle Azzorre (Portogallo), ed è chiamata "Isola verde", per la sua vegetazione e le coltivazioni; è anche una meta turistica molto ricercata per i paesaggi, per le belle chiese e gli antichi conventi. Passando di casa in casa, come normalmente facevano, per offrire i loro libri, le due Suore, si imbattono in una casetta e, davanti alla porta aperta, in una giovane sorridente – precisamente Fernanda Maria – che le invita a entrare. Fu un amore a prima vista! La giovane rivelò loro che da tempo voleva farsi suora, ma la poca salute e la malattia della mamma non glielo avevano permesso. Fu allora che le Suore le parlarono dell’istituto laicale paolino "Nostra Signora dell’Annunciazione", fondato dal padre Santiago Alberione. In quel momento, Fernanda Maria scopre la sua vocazione e l’immenso campo missionario che le si apriva davanti senza doversi muovere da casa! E cominciò subito. Da quel momento accompagnava le Suore nella loro attività apostolica nell’isola: preparava loro il mangiare, indicava il tragitto e i mezzi di trasporto giusti, le guidava ai luoghi sicuri e, nonostante la sua fragilità fisica, caricava i pacchi dei libri da diffondere...

Si sentiva già una vera "propagandista" paolina. Dio sceglie gli umili e li guida Fernanda non perse più un minuto e chiese formalmente al Superiore della Società San Paolo, con sede a Lisbona, di essere ammessa nell’Istituto. Siccome la risposta si faceva attendere, ritornò alla carica. Il Padre Provinciale superò i dubbi del sacerdote Delegato: "E perché non dovremmo ammetterla? Sarà sempre una persona valida, sa pregare ed offrire i suoi sacrifici per l’Istituto". Dopo due intensi anni di noviziato, poté realizzare il suo desiderio ed emettere la prima Professione di laica consacrata. Le numerose lettere e i molti quaderni di appunti che possediamo, rivelano con che profondità aveva assimilato e con che pienezza viveva la spiritualità paolina, insegnata dal padre Alberione. Sulla scia del Fondatore aveva fatte sue le "devozioni" a Cristo, Divino Maestro, a Maria, Regina degli Apostoli e a san Paolo. Un piccolo episodio ne è la migliore conferma. Un’Annunziatina del suo gruppo ricorda che un giorno parlavano dell’"Offertorio paolino". Fernanda Maria, col suo fervore abituale, le disse:

"Ti sei resa conto in che misura ci impegniamo, dicendo: "Signore... offro me stessa come piccola vittima?..." La collega commenta: "Sapevo che si trattava della preghiera "Per chi sente sete di anime come Gesù", ma, francamente, non ero arrivata ad un’interiorizzazione ed assimilazione così profonde". Ella aveva preso sul serio tutto ciò che é paolino, lo viveva ed aiutava le altre Annunziatine a viverlo in profondità. Nelle molte difficoltà che incontrava, anche da parte di persone, soleva ripetere: "Guarda che queste difficoltà, a paragone di quelle che dovette superare san Paolo sono un nulla!" Cosí nutriva la sua intensa e molteplice attività apostolica. Oltre alla attività parrocchiale, si dedicò all’apostolato specifico paolino, in particolare a quello del cinema, promuovendo il materiale della "San Paolo Film". Con altre Annunziatine percorse ripetutamente i paesetti dell’Isola, correndo avventure senza fine per fare giungere il messaggio cristiano a tutti, in particolare ai giovani, con pellicole ben scelte. Quando nelle proiezioni cinematografiche qualcosa non funzionava, Fernanda Maria animava le sue compagne con delle battute incoraggianti:

"Noi ci fidiamo di Gesù, il nostro buon Maestro, che è il migliore e principale tecnico ed operatore delle nostre proiezioni cinematografiche, altrimenti non avremmo il coraggio di fare un solo passo, tanto insignificanti ed inesperte ci sentiamo". Dette pure molta importanza alla diffusione della stampa cattolica: libri, riviste, opuscoli... Il suo amore all’apostolato la rendeva molto creativa. A volte, negli intervalli delle proiezioni dei film, si introduceva tra il pubblico, distribuendo degli stampati con messaggi della Bibbia. La santità della vita quotidiana La sua intensa vita interiore e la sua capacità apostolica colpivano tutti, come pure l´amore e la perfezione del suo agire. Fin da bambina la sua salute era stata cagionevole, per cui dovette essere ricoverata prima in un ospedale del luogo e successivamente in uno di Lisbona. Ma la malattia non solo non la fiaccò, ma fu occasione di purificazione e crescita spirituale ed apostolica. Si sapeva che aveva momenti di grande sofferenza, ma li occultava per non farli pesare sugli altri. Offriva ogni cosa al Signore. Alla fine del mese inviava il suo "resoconto" di vita al sacerdote Delegato dell’Istituto, e in un’occasione gli scrive, con grande semplicità:

"In questo mese il mio apostolato è stato così: preghiera, accettazione delle sofferenze, proiezione di pellicole e diffusione di libri e riviste". C’è un aspetto molto rivelatore nella vita di Fernanda Maria: la sua capacità e costanza nel coltivarsi, con letture scelte ed abbondanti, come lo testimoniano i molti quaderni e i notes nei quali riproduceva i pensieri che più l´avevano colpita e che lei utilizzava come "vitamina" personale, ma anche come aiuto nelle lezioni di Catechismo e nelle istruzioni alle sue sorelle. Appunto con letture raggiunse una buona conoscenza della storia della Chiesa, come pure dei documenti del Concilio Vaticano II. Cioè, il suo apostolato paolino contava con una buona base culturale oltre che spirituale. E questo spiega come poté fare tanto pur con una salute precaria, con la madre malata e con poche risorse economiche. Non esageriamo nel dire che anticipò in lei quella "formazione permanente" di cui oggi tanto si parla. Leggendo la sua biografia viene spontaneo pensare a ciò che san Paolo scrive ai Corinzi:

che Dio sceglie quello che è debole agli occhi del mondo per realizzare le sue meraviglie ( 1Cor 1, 27-28). Degna figlia, anche in questo, del nostro Fondatore, verso il quale nutriva un grande affetto ed una profonda venerazione. Non tutto fu facile nel suo apostolato e, nonostante la sua riconosciuta bontà, non sempre le porte ed i cuori le si aprivano come si sperava. Una persona che la conobbe fin da bambina, ha detto di lei: "Dio solo, solo Dio sa..., quanti sacrifici fece quella giovane donna per le opere della Chiesa. Per me, è stata un santa". E questa parola "santa" è quella che più ricorre nelle numerose lettere giunte in occasione della sua morte. Quella di Fernanda Maria è una bella testimonianza di coerenza evangelica, come lo rivela anche questa lettera ad un’Annunziatina che attraversava momenti difficili: "Dio ti dia il coraggio per sopportare le sofferenze e le contrarietà derivate dalla malattia di tuo papà. Dio sia lodato! Fa’ di tutto questo una consegna... Tutto è salire. Tutto è amore...". Il suo cuore generoso smise di battere il 28 gennaio 1973. Sono già trent’anni, ma il ricordo della sua vita può ancora ispirare il "nostro essere paolini oggi".

Benito Spoletini ssp

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